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Nella vasca con gli squali
un disabile della sez .sub del CRAL si immerge con gli squali toro a Jesolo

Nella vasca con gli squali «Quando mi immergo non sono più disabile»

la Nuova Ferrara — 22 febbraio 2009 pagina 54 sezione: CULTURA E SPETTACOLI
SEGUE DALLA PRIMA
Un emozionante incontro con uno squalo toro. L'affasciante avventura di Sergio Pariali, ferrarese di 35 anni, disabile dal 2002 che per la prima volta si è immerso in una vasca popolata dagli squali. Una storia di sensazioni straordinareie vissute da un uomo che ha recuperato la sua vita .
Prima, magari, ci si pensa. «Andiamo a vedere gli squali» dice il capo della “spedizione” subacquea. E lì cominci a pensare “cavolo (è un eufemismo, ovviamente), gli squali”. Li hanno spesso descritti come bestie aggressive assetate di sangue che non ti lasciano scampo se, magari, ti sei fatto un taglietto facendo la barba. E allora ti scivola, maligno, tra i meandri del cervello, un pensiero che ti gela il sangue: e se, quando sono lì, avessero fame? Ma gli squali sono gli squali. Un subacqueo non può non aver mai visto gli squali, sennò meglio immergersi nella vasca da bagno. Si va. E te li trovi davanti. Eccoli, questi predatori del mare, così grandi (se qualcosa in qualche modo ti spaventa, sembra sempre più grande di quanto in realtà non sia) eppure così belli, così eleganti e rapidi. Ti puntano, scartano e in un attimo sono lontani. Neanche Garrincha ai tempi d’oro. Intontito dall’adrenalina, guardi la pinna (che nell’immaginario collettivo lo rappresenta) e nemmeno fai caso ai denti, affilati come coltelli, che potrebbero tranciarti in due. E ti rendi conto che lì, nel mare, sono loro i padroni. Sono naturali. Tu, “potente” uomo, sei un goffo essere che potrebbe essere ingoiato in un istante. Un pensiero strano. Che sfugge quando sei fuori dall’acqua. Ti guardi intorno, vedi gli altri sub che fanno parte del gruppo e ti accorgi che sono in tanti nelle tue stesse condizioni (fatta eccezione, ovviamente, per i super esperti. Quelli che gli squali se li mangiano a colazione). L’acqua ha un potere magico: in qualche modo annulla le differenze. Quelle che sulla terra risaltano, ad alcuni metri di profondità scompaiono. Le differenze sono una costruzione umana, sono un sentire (un sentirsi) che lì sotto non esiste. E, di fronte agli squali, ancora meno. Poveri, ricchi; belli, brutti; abili e disabili non esistono. Anzi, davanti ad uno squalo, siamo tutti un po’ (molto) disabili. Così, probabilmente, si è accesa la lampadina che ha consentito di portare a termine un progetto per certi versi innovativo, certamente molto stimolante, tutto «made in Ferrara». E’ successo domenica scorsa a Jesolo quando Sergio Pariali, 35 anni di Portomaggiore, da 13 costretto su una sedia a rotelle a causa di un grave incidente in moto, è sceso in una vasca popolata da squali toro. Pariali, grande appassionato di sport e, fino a quando le gambe glielo hanno consentito, praticante a 360 gradi, non si è fermato di fronte alla drammatictà del suo problema. Si è fatto forza, ha reagito e, proprio attraverso lo sport, ha ripreso contatto con la vita. «Ho provato a sciare - racconta - ma poi, anche per i costi della disciplina, ho lasciato perdere. Mi sono avvicinato all’acqua, un mondo che mi ha sempre attirato; prima attraverso la canoa poi con la subacquea». Da qualche anno (2006), la sezione sub del Cral Petrolchimico, ha avviato i corsi riservati alle persone con handicap fisici in accordo con l’associazione internaziona Hsa. Due istruttori, Beppe Gardenghi (che è anche il presidente del Cral) e Andrea Rimondi, ottenuto il brevetto da istruttori, hanno iniziato le lezioni. Sergio è stato il primo a completare il corso, sia quello di primo livello (Open water diver) che quello avanzato, e ad iniziare l’attività sott’acqua. «Ho cominciato con grande curiosità e tanta voglia e poi, grazie al lavoro dei miei istruttori e accompagnatori (Andrea Rimondi, Stefano Valieri, Marco Formaggi e Antonio Palmisano, ndr) che ringrazio, sono andato alla scoperta del mondo marino». «Difficoltà? Ma sì, ovviamente qualche problema c’è stato negli spostamenti e nel momento in cui devo indossare l’attrezzatura - spiega Pariali con grande naturalezza - poi, una volta sotto, tutti i problemi scompaiono. In mare si ha un sensazione di libertà e serenità che probabilmente non si trova in altri luoghi». Una serenità che Pariali non ha perso nemmeno di fronte agli squali toro. «Non avevo paura anche perchè ero accompagnato da due persone molto esperte». Sì perché Sergio non era da solo a contatto con gli squali. C’erano Daniele Iop, subacqueo a cinque stelle e “maestro” nelle riprese filmate sott’acqua e, soprattutto, Riccardo Sturla Avogadri, ferrarese, pilota d’aereo ma soprattutto grandissimo appassionato e conoscitore di squali. L’immersione di domenica nasce proprio da un accordo tra il gruppo subacqueo del Cral e la Shark Academy di Sturla che, all’interno del palazzo dei congressi di Jesolo, ha allestito un grande acquario dove si trovano le vasche che contengono squali. Ed proprio la vasca ad aver impressionato maggiormente Pariali. «Vedere questi splendidi pesci, grandi e velocissimi, costretti in uno spazio ridotto, mette un po’ di angoscia. Certamente sarebbe meglio vederli nel loro ambiente naturale, comunque sono “incontri” che non capitano tutti i giorni e ne ho approfittato. Per questo sono grato a Gardenghi, a Sturla Avogadri e a tutti quelli che hanno contribuito, dell’opportunità che mi è stata offerta». E ha lanciato anche un bel messaggio a tutti quelli che hanno qualche difficoltà a sentirsi bene con se stessi. Che abbiano un handicap oppure no. Carlo Chierici


Cral Staff
23/02/2009

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